venerdì 9 settembre 2016

Caffettiere che hanno fatto la storia del caffè


 La prima caffettiera nella storia, e di cui si ha conoscenza è la jabena, tipica dell’Etiopia: si tratta di un bricco di terracotta grezza sormontata da uno stretto collo a camino e un piccolissimo beccuccio per versare il caffè. 




Spostandoci sino in Turchia troviamo l’Ibrik, il quale oggigiorno ha ancora la doppia funzione di produrre e servire il caffè. Si tratta di un bollitore dalla base ampia e il collo molto stretto. Questa tipologia di caffettiera non ha mai riscontrato un grande successo nell’Europa Occidentale. Antenato diretto della caffettiera Europea è il bollitore di Bagdad costituita da una brocca in metallo, con il coperchio, a becco e il manico ricurvo.



La metodologia usata dal XIV al XVIII secolo per preparare il caffè era quella di fare bollire i fondi. Bensì, il problema di separare i fondi dalla bevanda aguzzò l’ingegno di costruttori di macchine da caffè e caffettiere in tutta Europa.

In Francia si creò il Samovar: nel quale si poneva la polvere di caffè in un sacchetto di tela immerso nella caffettiera collegato ad un cordone piccolo. Questa caffettiera era sollevata da terra da 3 piedini per lasciare un po di spazio ad un fornello piccolo. Generalmente i Samovar erano in ottone peltro oppure rame, e solo in avanti sono stati sostituiti dalla ceramica. Erano diffusi fra i locali pubblici e nelle famiglie abbienti.

Nella metà del 1800, furono inventate le vacuum. Questa tipologia di macchina è composta da 2 contenitori, uno inferiore che comprende l’acqua, e un contenitore superiore che contiene la polvere di caffè. La vacuum è un attrezzo particolare che viene alimentato mediante una fiamma ad alcool: poichè essendo un sistema chiuso, realizza al suo interno una depressione: l’acqua in ebollizione sale nel contenitore superiore, solubilizza le sostanze presenti nella polvere, con la a solubilizzazione si riduce la tensione di vapore, per cui dallo stato gassoso dell’acqua in evaporazione si passa al liquido, questo precipita verso il basso, e viene filtrato da un tappo in sughero, ritornando nel contenitore inferiore. Il caffè ottenuto con questo metodo conserva maggiormente l’aroma fruttata del caffè, fornendo una quantità minore di sostanze amare.

Di seguito nacque la “caffettiera a filtro”, di semplice forma e separata in due parti; questo nuovo tipo di caffettiera richiedeva un filtro centrale.


Nel 1819 il parigino Morize creò una versione rovesciabile di caffettiera; questa rivoluzione francese ebbe un grande successo in Italia, che si perfezionò con la nascita della “napoletana”, di latta oppure stagno, molto povera nella finitura ma di grande efficacia, infatti quest'ultime divennero le più rinomate per preparare il caffè.

Più tardi, nel 1933 grazie a Alfonso Bialetti nasce la moka, che come la conosciamo attualmente, è il metodo più usato in tutta Italia per la preparazione del caffè fatto in casa.

Invece, il primo brevetto di una macchinetta per caffè espresso ad opera di Angelo Moribondo, risale al 1884. Tuttavia il vero pioniere fu Desiderio Pavoni che intuì la grande potenzialità dell’espresso e ne favorì la commercializzazione e lo sviluppo nei locali pubblici.


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